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domenica 31 maggio 2026

Il sogno del giaguaro / Miguel Bonnefoy

Il sogno del giaguaro / Miguel Bonnefoy. Roma: 66thand2nd, 2025.

Ringrazio quel giorno in cui in una newsletter a cui sono iscritta (quella di SALT editions) ho letto di questo libro e mi sono incuriosita.

Nel mio giro del mondo attraverso i libri l'idea di fare un viaggio letterario in Venezuela mi attirava moltissimo. E il romanzo di Miguel Bonnefoy non mi ha deluso.

Bonnefoy racconta in forma romanzata ma basata su fatti storici e reali la storia della sua famiglia, a partire dai suoi nonni, Antonio e Ana Marìa.

Ogni capitolo è dedicato a uno dei protagonisti di questa narrazione, e al netto di necessari flashback il racconto procede cronologicamente. I primi due capitoli sono dedicati alle storie rispettivamente di Antonio, abbandonato sui gradini di una chiesa il terzo giorno della sua vita e allevato dalla mendicante Teresa, poi cresciuto facendo mille lavori, fino ad avere la possibilità di studiare e di diventare medico, e Ana Marìa, anche lei di umili origini, ma determinatissima nello studio e nella vita e destinata a diventare il primo medico donna dello stato di Zulia, che si sviluppa intorno al lago di Maracaibo.

I due sono fatalmente destinati a incontrarsi e a costruire una famiglia con la nascita della figlia Venezuela cui è dedicato il terzo capitolo. A Cristòbal, il figlio di Venezuela cresciuto a Parigi dove sua madre si è trasferita, è infine dedicato il quarto e ultimo capitolo, e sarà proprio Cristòbal a scegliere di diventare scrittore e a raccontare la storia della famiglia.

Mentre leggiamo di questi personaggi - che in realtà sono persone reali di grande rilevanza per la storia di Maracaibo, Antonio Borjas Romero (medico di fama e rettore dell'Università LUZ da lui stesso fatta costruire negli spazi dell'aeroporto abbandonato di Grano de Oro) e Ana Marìa Rodriguez (prima donna medico, protagonista di tante battaglie per i diritti delle donne, compreso quello all'aborto) - le storie singole si intrecciano con la storia dello stato dello Zulia e tutte le vicende, piccole e grandi che lo hanno visto protagonista, dal ritrovamento di un pinguino alla scoperta dei giacimenti di petrolio, e allargando ancora lo sguardo, con la storia del Venezuela, tra povertà e ricchezza, rivoluzione e restaurazione, colpi di stato e utopie non realizzate.

Si viaggia per queste pagine con l'entusiasmo e la meraviglia che solo la grande letteratura regalano, facendo la conoscenza di mondi, storie e personaggi che conosciamo solo in minima parte o non conosciamo affatto perché lontani da noi, ma che non smettono un attimo di accendere la curiosità e il desiderio di conoscere.

Con uno stile che spazia tra Jules Verne, Charles Dickens e tanto Gabriel García Márquez, Miguel Bonnefoy ci tiene incollati alle sue pagine, intrattenendoci certo, ma anche facendoci riflettere sul significato delle vite individuali ma anche sulle parabole dei grandi processi storici e sociali, in una comunanza di destini singoli e collettivi riscattati solo dalla forza delle storie e della narrazione.

Un libro bellissimo. Da leggere assolutamente.

Voto: 4,5/5

giovedì 19 novembre 2020

Rue de Berne, numero 39 / Max Lobe

Rue de Berne, numero 39
/ Max Lobe. Roma: 66thand2nd, 2019.

Dipita è un giovane camerunense di 18 anni ed è rinchiuso in un carcere svizzero. Non sappiamo perché, lo sapremo solo alla fine del romanzo quando il cerchio della narrazione si chiuderà.

È dalla sua condizione di prigioniero che Dipita srotola il flusso dei ricordi e ci racconta la sua storia, nonché quella di sua madre Mbila, risalendo a quando Mbila era una ragazzina e abitava in Camerun con suo fratello/padre Demoney.

Proprio quest'ultimo aveva contattato i cosiddetti Filantropi/Benefattori (in realtà esponenti della mafia locale impegnati nella tratta degli esseri umani) per far partire Mbila per la Francia insieme a una compagnia di danza, mentendo sulla sua età.

Arrivata in Francia Mbila segue il destino di molti altri migranti, costretta a prostituirsi per ripagare il suo debito, messa incinta da un uomo che non ha nessuna intenzione di occuparsi di lei, e infine rassegnata a fare la prostituta per tutta la vita.

Dipita cresce con Mbila e con le altre prostitute di rue de Berne 39, e pur essendo talvolta risucchiato nelle attività illegali della madre, riesce a studiare e anche a vivere la propria omosessualità, venuta alfine allo scoperto quando conosce in Internet William, il biondo figlio di una escort russa, e si innamora di lui.

Ma la vita di Dipita - che sogna di poter lavorare per aiutare suo zio Demoney che è rimasto in Camerun - è nata sotto una cattiva stella e i suoi sogni sono destinati a infrangersi contro un destino che sembra quasi inevitabile.

Il romanzo di Max Lobe è un'esperienza di lettura interessante sia dal punto di vista della scrittura (pare che il traduttore abbia fatto i salti mortali per rendere in italiano la lingua franco-africana utilizzata) sia dal punto di vista dei contenuti. Noi europei abbiamo sentito o letto il punto di vista interno - sebbene attraverso un romanzo e non un'autobiografia - di chi è arrivato in Europa dall'Africa o di chi è nato in Europa ma da genitori che hanno lasciato la loro terra d'origine e si sono trovati a dover sopravvivere in qualche modo in un mondo che li sfrutta ma non li riconosce. Il racconto di Dipita è però non solo un racconto sull'Africa, in particolare sul Camerun, e sui suoi enormi problemi politici ed economici, ma anche e soprattutto sull'Europa e sulle enormi responsabilità che ha sia nello spingere gli africani a lasciare i loro paesi sia nel renderli manodopera della criminalità organizzata una volta arrivati in Europa.

Il romanzo di Lobe ha però il grande merito di non assumere un atteggiamento vittimistico, bensì di far emergere le straordinarie risorse e la grande vitalità di queste persone e della loro cultura.

Una bella lettura.

Voto: 3,5/5