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mercoledì 29 maggio 2024

Il segreto di Liberato

Conosco il fenomeno Liberato a seguito di alcune puntate del podcast di Matteo Bordone, ma - pur essendomi incuriosita al cantante napoletano incappucciato - non ho mai ascoltato per intero i suoi dischi né mai sono andata a un suo concerto. Nel frattempo i miei amici A. e I. sono andati a sentire il suo concerto a Napoli nel 2023 e me ne hanno parlato bene, per cui proprio a loro ho proposto di andare a vedere insieme il film Il segreto di Liberato uscito al cinema il 9 maggio (che ho scoperto essere una data centrale nella vita del cantante).

Per i pochi che non dovessero saperlo, Liberato è un cantante napoletano di cui non si conosce l'identità, dal momento che ai concerti si presenta sempre incappucciato e mascherato, e il cui stile musicale (banalizzando, una contaminazione tra musica napoletana ed elettronica) ha conquistato nel tempo tutti, dalla critica agli ascoltatori.

Ed eccoci dunque al film documentario su di lui, realizzato da Francesco Lettieri, già autore dei videoclip di sue canzoni, nonché di quelli di molti altri cantanti della scena indie italiana (tra tutti Calcutta). Il film si presenta come un mix - ben riuscito - di approcci e di linguaggi: l'infanzia e la prima giovinezza di Liberato sono raccontati attraverso l'animazione disegnata dal grande Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ, che trasforma questa parte del racconto in qualcosa che potremmo definire Miyazaki-style, il presente e il passato prossimo di Liberato vengono invece raccontati primariamente attraverso le interviste al suo entourage e alle persone che nel tempo hanno collaborato con lui a vario titolo; non mancano poi le immagini dei concerti e il relativo dietro le quinte. In filigrana vediamo poi sempre il rapporto di Liberato con la città di Napoli e il suo amore sconfinato per il Napoli calcio.

Il risultato è un film piuttosto originale che racconta una storia molto interessante e visivamente molto bella, che non è detto che ci riveli niente del "segreto" di Liberato. Sicuramente però getta luce sul modo peculiare con cui il cantante interpreta il suo progetto musicale, circondato da un gruppo di persone che appaiono completamente estranee all'idea che potremmo avere del mondo che ruota intorno a un musicista capace di riempire gli stadi, persone in qualche modo fuori dagli schemi del mainstream e che si sintetizzano nella dichiarazione finale dello stesso Liberato "Io guardo 'o mare, faccio ammore, me piace 'o Napule, sto' ch'e cumpagne mie, faccio 'a musica".

Per il resto, in merito alla storia raccontata e agli indizi che sembra offrirci per svelare il segreto di Liberato (il nonno direttore di una piccola orchestra nella zona di Materdei, il liceo Genovesi, l'amore per i Daft Punk e per Pino Daniele, l'esperienza a Londra, la storia con la mangaka che gli ha spezzato il cuore e a cui sarebbero legati sia la data del 9 maggio che il simbolo della rosa), si potrebbe trattare di indizi reali, ma anche dell'ennesima operazione di costruzione del personaggio di Liberato, aggiungendo elementi alla narrazione e fornendo materia di dibattito ai suoi fan e ai media.

Anche se così fosse, ciò nulla toglie alla qualità e al valore del film, e nemmeno al senso di un fenomeno musicale che merita tutta l'attenzione che ha ricevuto.

Voto: 3,5/5



venerdì 11 marzo 2016

Golem / LRNZ

Golem / LRNZ. Milano: Bao Publishing, 2015.

Quello immaginato da LRNZ (nome d'arte di Lorenzo Ceccotti) è un futuro distopico, ma non così irrealistico e inimmaginabile. Steno e sua madre vivono una vita che assomiglia molto a quella di un bambino e di una mamma nostri contemporanei, tra casa, colazioni, sveglie, scuola e regali, solo che si svolge in un mondo in cui vige una forma di dittatura che garantisce la pace e il benessere e dove la tecnologia - se da un lato ha fatto fare all'umanità passi da gigante in termini di salute, comodità e possibilità - dall'altro esercita un vero e proprio controllo, mediato dalle grandi società monopolistiche che si spartiscono l'intero mercato e che promuovono un consumismo sempre più spinto e quasi involontario. Per alcune intuizioni e rappresentazioni il mondo immaginato da LRNZ mi ha ricordato quello costruito da Spike Jonze in Her.

Questo è però un mondo dove - grazie all'innalzamento delle condizioni di vita individuali - nessuno si ribella alla perdita della libertà, tranne i cosiddetti Shorai, che il governo etichetta come terroristi e che sono invece un gruppo di giovani che ha fondato una comunità fondata sui principi dell'autodeterminazione e della libertà di pensiero. Anch'essi fortemente tecnologici, utilizzano però la tecnologia per contrastare lo strapotere delle multinazionali del consumo e la prospettiva di una società completamente asservita a questa logica.

Uno scontro frontale tra il potere costituito e gli Shorai scopre le carte e porta alla luce il ricatto esercitato dal Presidente nei confronti del primo ministro in carica (nonché padre di Rosabella, un'amica di scuola di Steno), svelando poco per volta il ruolo tutt'altro che marginale di Steno nella battaglia degli Shorai, attraverso l'eredità lasciata dal padre scienziato assassinato.

Arriverà dunque il momento della resa dei conti tra il bene e il male, che passerà per Steno grazie alla scoperta della verità su suo padre e al riconoscimento della potenza dell'amore.

Dentro questa narrazione potente, ma tutto sommato semplice, LRNZ riversa una quantità di citazioni, allegorie, riferimenti letterari - e non solo - che puntano a costruire un sistema complesso e in parte inaccessibile alla lettura tradizionale (è stata creata una apposita APP per interpretare il sottotesto del graphic novel).

Sul piano stilistico, la narrazione principale e i personaggi certamente richiamano alla mente i manga giapponesi, ma l'ispirazione giapponese si mescola in maniera originale a tecniche diverse, come le tavole quasi pittoriche dei sogni di Steno, ovvero le tavole quasi cinematografiche di montaggio narrativo della sceneggiatura.

Il risultato è molto affascinante, a volte un po' oscuro, ma non per questo meno attraente.

L'opera è certamente ambiziosa, sia da un punto di vista grafico che concettuale, nonché profondamente colta e raffinata nei suoi contenuti, ma incredibilmente capace - come l'arte davvero riuscita - di parlare a tutti e di rispondere a molteplici livelli di lettura.

Voto: 4/5