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lunedì 29 luglio 2013

La Slovenia in bicicletta - Prima parte


Dopo anni e anni di vacanze in bicicletta in Francia, quest'anno io e S. ci siamo decise a cambiare destinazione. Così, dopo una trattativa non andata a buon fine per il viaggio di dieci giorni lungo la Ciclovia Alpe-Adria, abbiamo scelto in tutta fretta una destinazione alternativa e siamo rimaste lì in zona.

La scelta è caduta su quello che viene definito il tour dello smeraldo che va da Lubiana a Capodistria, quindi dall'interno della Slovenia fino al piccolo tratto di costa istriana di pertinenza slovena.

Il viaggio è classicamente organizzato su 8 giornate, con 7 pernottamenti. Il primo giorno arriviamo a Lubiana con una combinazione di treni fino a Trieste (con qualche patema d'animo per la coincidenza del treno a Venezia) e autobus da Trieste fino a Lubiana. Il nostro albergo è ubicato nella prima periferia della città e qui incontriamo la referente dell'agenzia Helia, il partner sloveno della nostra agenzia italiana, Verde Natura. Qui ci vengono consegnati come sempre biciclette (quest'anno arancioni con la scritta Helia a pois che sembrava di stare sulle biciclette della Pimpa!) e materiale di viaggio, ossia cartine e descrizione del percorso.

La sera siamo troppo cotte per andare in centro in bicicletta, tanto più che ci hanno tenuto a dirci che in centro a Lubiana è meglio non perdere d'occhio le biciclette perché i furti sono frequenti. Così facciamo una passeggiata a piedi e andiamo a dormire presto.

Il giorno dopo eccoci in sella (dopo la nostra consueta lauta colazione) verso la prima tappa che è appunto il centro storico di Lubiana, davvero bello. Per quanto mi riguarda, una vera sorpresa, città pulita, elegante, invitante, meriterebbe certamente una visita più approfondita e con più calma. Ci attendono però una cinquantina di chilometri e poiché nei giorni prima della partenza tutti ci hanno detto di aspettarci un territorio prevalentemente collinare siamo terrorizzate. In realtà la tappa si rivela abbordabile e quando arriviamo nella zona di Bistra, a pochi km da Vrhnika (la nostra destinazione), abbiamo anche il tempo di fare una lunga visita al Museo della tecnica e della tecnologia che è ospitato nel castello.

Vhrnika è un piccolo paese dove il nostro alloggio ci rimette in contatto con l'Italia, visto che si tratta dell'Hotel Mantova. Questa sera la nostra cena è in una trattoria fuori dell'albergo che raggiungiamo dopo una piccola passeggiata nel centro (e uno spuntino dal panificio con una brioche locale che di fatto è un panino col cioccolato e che mangeremo più e più volte durante la vacanza). La trattoria (Gostilna Simon) lì per lì non fa presagire niente di buono, in realtà oltre ad essere gradevolissimo lo spazio all'aperto dove ceniamo il cibo è tra i più buoni che mangeremo nell'intera vacanza.

Il giorno dopo il cielo minaccia pioggia, così ci attrezziamo ad affrontare il maltempo che effettivamente non si fa attendere. Mentre saliamo su per una brutta strada piuttosto trafficata viene giù il diluvio. La pioggia ci accompagnerà per l'intera tappa, per fortuna alternata a momenti di pace. Per questo non vediamo l'ora di arrivare a destinazione a Postumia. E per fortuna, perché subito dopo l'arrivo, una lunga e fitta pioggia va avanti per qualche ora. Appena spiove, andiamo in visita alle grotte di Postumia, dove percorriamo con il trenino circa 2,5 km e poi 1,5 km a piedi, una piccolissima porzione del tracciato delle grotte che si estende per oltre 20 km. Bella esperienza.

Dopo una cena senza infamia e senza lode, siamo già a letto, così la mattina dopo siamo pronte per l'escursione al castello di Predjama non lontano dalle grotte. Capiamo che quella di oggi sarà una tappa impegnativa. Già il percorso fino al castello ci mette alla prova, ma - per nostra consolazione - anche la tonicissima coppia scozzese che sta facendo il nostro stesso viaggio e che incontriamo ogni sera in albergo, sembra accusare il colpo. Il castello però merita, incastonato com'è nelle rocce carsiche, dentro una valle verdissima e quasi nascosta.


Dopo una serie infinita di colline, salite, discese di ogni genere e difficoltà finalmente arriviamo alla nostra meta, Hruševica, un paesino minuscolo vicino Stanjel, che ha come unica attrattiva l'agriturismo dove staremo per un paio di notti, Grča. Il posto è davvero bello; il ristorante ha un pergolato esterno dove - pioggia permettendo - si può cenare. La conduzione è tutta familiare, marito e moglie con figlio, moglie e due nipotine. La cucina è gestita tutta dalla famiglia che mette in tavola principalmente i prodotti che realizza, in particolare l'eccellente prosciutto crudo e il vino Teran. Le stanze sono in un edificio separato, una tipica casa del Carso sloveno con il camino esterno. Niente di sfarzoso, ma camere accoglienti con piccoli balconcini che danno sulla campagna dove crescono le viti. Le cene e le colazioni resteranno certamente le migliori dell'intera vacanza.

Alla prossima puntata!!

venerdì 22 luglio 2011

La costa della Vandea e le sue isole

Non ve ne ho mai parlato, ma questa è l'occasione buona per confessare che sono un'accanita cicloturista. Quello di quest'anno è stato il mio decimo viaggio in bicicletta, il sesto in Francia.

No, non vado in Francia in bicicletta; la bicicletta la trovo nel posto dove comincia il tour.

No, non mi porto i bagagli dietro; l'ho fatto solo la prima volta (in Olanda, primo e unico viaggio auto-organizzato), ma dall'anno successivo ho ritenuto che sarebbe stato molto meglio affidarsi a un'agenzia specializzata per la prenotazione degli alberghi, il trasporto dei bagagli, la definizione del percorso e la documentazione relativa, al fine di potersi muovere in tutta libertà e sicurezza.

Di agenzie di questo tipo in Italia ce ne sono almeno tre, Due ruote nel vento, Girolibero (ramo dell'associazione Zeppelin) e Verde Natura (tutte sperimentate in prima persona), che a loro volta si appoggiano - per i viaggi all'estero - alle numerose agenzie locali specializzate nello stesso tipo di viaggi.

Di viaggi che possano essere fatti individualmente (ossia in autonomia, senza doversi aggregare a un gruppo) ce ne sono centinaia (in Europa e nel mondo), e ogni anno l'offerta si amplia e diversifica. Basta dare un'occhiata ai cataloghi delle agenzie succitate per rendersene conto. Peccato che i viaggi realmente affrontabili, per chi come me non ha alcuna preparazione specifica e durante l'anno non va quasi mai in bicicletta, non siano poi infiniti!!

Le variabili che determinano la difficoltà del viaggio sono numerose; non è soltanto un fatto di km giornalieri (di solito in questi viaggi si fanno dai 45 agli 80 km al giorno, per un totale di circa 300-350 km in una settimana), bensì anche di tipologia del percorso e di condizioni atmosferiche: salite e discese, sterrati, vento, pioggia e così via. E così, 50 km possono essere una vera passeggiata in scioltezza, ovvero una faticosa prova atletica, che si sconterà l'indomani.

Certo, sugli stessi percorsi si incontrano arzilli vecchietti che sfrecciano a velocità per me inimmaginabili e che si ritrovano la sera a cena freschi come rose, mentre io alle 21,30 sono già atterrata distrutta sul lettino. Ma - come si sa - si assiste a un peggioramento della specie e le generazioni diventano sempre meno resistenti alla fatica... o almeno così ne concludo dopo un po' di esperienze di questo tipo.

I percorsi possono essere, a seconda dei casi, circolari ovvero lineari (terminando dunque in un posto diverso da quello di partenza). In ogni caso, l'area coperta è sempre piuttosto limitata, diciamo corrispondente a una provincia italiana non troppo estesa. Se, dunque, volete vedere tutto, questa non è la vacanza per voi.
D'altra parte, il viaggio in bicicletta consente di entrare nello spirito di un luogo molto di più di quanto la velocità di una macchina o la preselezione operata da un treno non consentano.

Con la bicicletta si attraversano alla stessa velocità luoghi molto turistici e pieni di gente e sperduti paesi i cui abitanti non sembrano essersi mai mossi di lì, strade importanti e oscuri sentieri che tagliano boschi e campagne, piste ciclabili attrezzate e stradelli ghiaiosi.

In un'area così piccola si può avere un assaggio di moltissime cose e di paesaggi molto diversi. Ad esempio, durante il viaggio di quest'anno sulla costa atlantica della Vandea, ci sono state le dune sull'oceano - come immaginabile - ma anche la campagna con i girasoli, le saline, le paludi, i laghi, i canali, le foreste, i paesi. Il sole e il vento hanno accompagnato ogni pedalata.

Il viaggio in bicicletta è un'occasione per stare in contatto con la natura, per sentire il proprio corpo (tutto l'anno costretto su una sedia di fronte a un computer), per apprezzare l'enogastronomia locale (e la Francia da questo punto di vista è splendida!), per dormire profondamente, stremati da una stanchezza sana, per sospendere la quotidianità e l'ordinario in maniera originale, per sperimentare il gusto dell'avventura.

Quest'anno ci è toccato cambiare due camere d'aria forate, trasportare quasi a spalla le biciclette con le ruote piene del fango di uno sterrato dopo una notte di pioggia, pedalare con una ruota deformata a causa di tre raggi spezzatisi l'uno dopo l'altro, aspettare il raro passaggio di una automobile per chiedere indicazioni stradali dopo aver toppato il percorso indicato sulla road map.
In altri viaggi ci è toccato pedalare un'intera giornata sotto la pioggia bagnandoci fino al midollo nonostante l'attrezzatura, ovvero temere di non avere forze sufficienti per percorrere gli ultimi chilometri.

Quest'anno a scandire il nostro percorso sono stati Les Sables d'Olonne, St Gilles Croix de Vie, Bouin, il Passage du Gois, l'Ile de Noirmoutier e l'Ile d'Yeu. Forse a distanza di qualche settimana non ricorderemo perfettamente in quale paesino avevamo scattato la foto di quella chiesa gotica o di quella spiaggia atlantica, ma la memoria dello spirito della Vandea rimarrà indelebile nelle nostre menti.