venerdì 18 maggio 2018

La fata matematica / di Valeria Patera. Teatro Vittoria, 15 maggio 2018

Al Teatro Vittoria va sicuramente riconosciuto il merito di avere un cartellone vario e di dare spazio a rassegne ambiziose e innovative. Una delle rassegne proposte quest'anno è quella intitolata "Le donne erediteranno la terra", che ospita spettacoli dedicati a donne che hanno fatto la storia dell'umanità.

Io e F. decidiamo di andare a vedere La fata matematica, lo spettacolo dedicato alla figura di Ada Augusta Byron Lovelace, figlia del grande poeta romantico Lord Byron, matematica, che insieme a Charles Babbage lavorò alla cosiddetta "macchina analitica" (che non venne però mai realizzata) e comprese che - attraverso un adeguato linguaggio di programmazione - sarebbe stato possibile far fare alla macchina molto di più dei calcoli numerici.

Al sodalizio intellettuale e umano tra questi due grandi scienziati è stato persino dedicato un graphic novel dal titolo The thrilling adventures of Lovelace and Babbage. The (mostly) true story of the first computer di Sydney Padua, che però purtroppo non mi pare che sia stato tradotto e pubblicato in italiano.

Lo spettacolo viene introdotto sul palco dalla regista e autrice della sceneggiatura, Valeria Patera, che ci ricostruisce brevemente il contesto storico nel quale si muoveva Ada Lovelace e ci racconta un po' di cose di questa figura, spiegandoci anche il perché del titolo di questo spettacolo (si trattava del nomignolo che Babbage attribuiva ad Ada).

Lo spettacolo si configura come un lungo monologo di un'Ada Lovelace ormai alla fine della sua vita (a causa di un cancro all'utero), che in qualche modo si racconta e fa un bilancio del passato, ricordando i rapporti con i suoi genitori e con le persone che l'hanno circondata, il marito, gli amanti e soprattutto il suo compagno di studi e non solo, Charles Babbage.

Il monologo affidato alla voce e alle movenze di Galatea Ranzi è in alcuni casi intervallato da proiezioni sulla scenografia di fondo di immagini evocative delle ricerche della Lovelace, nonché di ricordi di momenti del passato sotto forma di video.

Sarà che ero un po' stanca, ma - pur considerando coraggiosa e interessante l'iniziativa della regista - ho trovato lo spettacolo piuttosto monocorde e poco coinvolgente, e la recitazione enfatica della Ranzi non mi ha aiutata.

All'uscita dal teatro, io e F. riflettevamo insieme sul fatto che questo tipo di spettacoli per essere davvero riusciti devono poter contare su un testo e su un'attrice di alto, se non altissimo, livello (vedi a titolo di confronto lo spettacolo Elena con testi di Ghiannis Ritsos e interpretato da Elisabetta Pozzi). In assenza di una o di entrambe queste componenti il rischio di uno spettacolo piatto è molto elevato.

E purtroppo nel caso de La fata matematica il risultato è proprio questo.

Voto: 2,5/5

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