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venerdì 12 settembre 2025

Fumana / Paolo Malaguti

Fumana / Paolo Malaguti. Torino: Einaudi, 2024.

Dopo Se l’acqua ride, che tanto mi era piaciuto, ricevo in regalo l’ultimo romanzo di Paolo Malaguti con la dedica dell’autore e ne affronto la lettura con grande fiducia, che lo scrittore di Monselice non tradisce.

Fumana racconta, ancora una volta, storie di un passato non troppo lontano, in una terra, quella dei paesi e delle vie d’acqua del delta del Po, che ha un’identità molto forte e porta con sé tradizioni arcaiche solo in parte superate dal progresso.

Dopo aver fatto la conoscenza con il personaggio di Ganbeto, protagonista di Se l’acqua ride, qui abbiamo a che fare con la storia di una donna, nata nell’Ottocento e sopravvissuta alla madre morta a causa del parto e all’alluvione che aveva colpito la zona. In assenza della madre e anche del padre, vivo ma sparito dopo la sua nascita, la bambina viene cresciuta da Petrolio, un vecchio misantropo, di pochissime parole, che vive della pesca nelle acque del delta di cui conosce ogni ansa. Poiché la bimba è nata con la camicia, Petrolio chiede a Lena, una guaritrice locale, di insegnarle la sua arte e di portarla con sé. È così che Lena “passa le parole” a Fumana e, dopo la morte di Petrolio, la prende con sé. Fumana diventa così una “strigossa”, ossia una donna che la gente dei dintorni considera dotata di poteri particolari per curare molte malattie.

Seguiremo la vicenda di Fumana attraverso le due guerre mondiali e poi anche nel secondo dopoguerra, prima nei suoi disperati tentativi di ritrovare Bisatta, la piccola muta rimasta senza madre che ha preso con sé prima della guerra, poi negli ultimi anni di vita vissuti nel completo isolamento fino alla morte durante l’alluvione del Polesine.

Questo nuovo romanzo conferma la straordinaria capacità di Malaguti di descrivere e trasmettere atmosfere, e mentre si legge la storia di Fumana non abbiamo difficoltà a immaginare dettagliatamente luoghi, paesaggi e personaggi. Affascinante anche l’immersione in un mondo arcaico di cui riconosciamo alcune cose, mentre ce ne sfuggono completamente altre che ci portano in un mondo che, a distanza di poco più di 100 anni, è irriconoscibile. Rispetto a Se l’acqua ride, è inoltre ancora più importante in Fumana il rapporto tra la piccola storia – quella degli individui e dei luoghi piccoli e dimenticati – e la grande storia (quella delle guerre, delle alluvioni, del fascismo) che conosciamo nei suoi aspetti macroscopici ma che qui vediamo nelle sue conseguenze sulle persone e sui luoghi.

Non posso dire che Fumana mi abbia emozionato tanto quanto Se l’acqua ride, ma è chiaro che in quel caso l’effetto sorpresa aveva avuto un ruolo che qui non ha potuto giocare. Però a questa seconda esperienza posso confermare che i romanzi di Malaguti, oltre che attenti e documentati sul piano storico, sono caratterizzati da una delicatezza di sentimenti e da un affetto per i personaggi che non è comune trovare nella letteratura contemporanea e il cui sapore antico fa bene al cuore.

Voto: 3,5/5

mercoledì 13 novembre 2024

Se l'acqua ride / Paolo Malaguti

Se l'acqua ride / Paolo Malaguti. Torino: Einaudi, 2020.

Ho ricevuto questo libro in regalo per il mio compleanno e mi ha subito attirata a sé, così l'ho messo in lettura quasi immediatamente, in un'atmosfera estiva che ben si sposava con i contenuti del romanzo.

Paolo Malaguti si muove dalle parti di uno dei topoi più classici della letteratura, ossia quello del racconto di un'estate durante la quale il protagonista abbandona definitivamente l'infanzia.

Siamo negli anni Sessanta. Ganbeto, soprannome che gli è stato affibbiato per la sua corporatura, ha 14 anni; viene da una famiglia modesta e vive in quell'area del Veneto dove il sistema dei fiumi che ha il Po al suo centro non è lontano dallo sfociare nel mare Adriatico. Quella di Ganbeto è una famiglia storicamente legata ai trasporti delle merci sui fiumi per mezzo di imbarcazioni chiamate burci. Il nonno del ragazzo, Caronte, ancora svolge quest'attività con il suo burcio, la Teresina, e sia il figlio che il nipote lo aiutano, in particolare nel periodo estivo.

Il mondo però sta rapidamente cambiando e molti sono i segnali che il mestiere di Caronte è destinato a scomparire. Quando, dopo l'ultimo anno della scuola dell'obbligo, Ganbeto si trova a dover fare delle scelte sul proprio futuro, fantastica della sua vita da marinaio, e l'estate successiva - mentre il padre si converte definitivamente al lavoro in fabbrica - il ragazzo parte con il nonno per imparare quel mestiere al tramonto.

Sarà appunto l'estate in cui Ganbeto si accorgerà sia dei propri cambiamenti interiori ed esteriori (la crescita fisica, l'interesse per le ragazze, il parziale allontanamento dagli amici) sia dei cambiamenti del mondo circostante. Non solo la sua infanzia sta finendo, ma anche un'intera società sta sparendo sotto la spinta di un progresso che porta i bagni e le televisioni nelle case, e rende obsoleta la funzione dei burci e dei mestieri ad essi connessi (come quello dei cavalcanti, proprietari di cavalli a cui le imbarcazioni venivano agganciate per risalire i fiumi o i canali in caso di bonaccia).

Durante questa estate, Ganbeto passerà dallo sguardo stupito e ingenuo sul mondo circostante che di solito caratterizza l'età infantile a uno sguardo nuovo, più consapevole e per certi versi più doloroso, quello che lo accompagnerà nell'età adulta. In questo processo comprenderà meglio le scelte opposte del padre e del nonno, e sarà chiamato a sua volta a scegliere una strada che non è necessariamente quella che il suo sé bambino sognava, ma che non solo è quella più praticabile ma è anche in grado di dargli molte soddisfazioni.

Nel libro di Malaguti, che è arricchito da una lingua contaminata da espressioni tipiche dei dialetti della zona in cui è ambientata la storia, si respira un'atmosfera malinconica e agrodolce, tipica dei momenti della storia individuale e collettiva in cui bisogna lasciar andare il passato e aprirsi al futuro, senza tradire nessuno dei due.

Il risultato mi ha cullato durante la lettura (quasi fossi anch'io a bordo della Teresina) e infine mi ha commosso dolcemente.

Voto: 4/5