Paolo Marra (un bravissimo Leonardo Lidi) ha ucciso sua moglie, non si sa bene perché. Dopo tre giorni dall’omicidio, i sensi di colpa lo assalgono e decide di andare a costituirsi.
Qui inizia la sua surreale avventura che lo porta a incontrare una serie di persone che reagiscono alla sua confessione in maniera inaspettata, sorprendente e folle.
Il primo è il piantone della portineria della questura (Daniele Parisi) che, senza scomporsi minimamente per la confessione dell'uomo, lo avvia a una procedura amministrativa che appare incongrua fin dal principio.
Successivamente Marra viene preso in consegna da un poliziotto (Alessandro Borghi) che sembra più interessato a risolvere il mal di testa che lo attanaglia che non a gestire il caso dell'assassinio, in una esilarante escalation che culmina nella classificazione delle chiavi di casa dell'omicida.
Il terzo uomo con cui Marra si interfaccia è il giovane avvocato consigliato dal poliziotto (un Pietro Castellitto particolarmente in forma), molto gentile e accogliente, al punto da voler convincere l'omicida a liberarsi dei sensi di colpa e a proclamarsi innocente.
Infine, Marra incontra - nella sala di attesa dove viene accompagnato prima di incontrare il commissario - una donna (Valeria Golino) la quale lo convince prima a farsi leggere le carte e poi ad allontanarsi dal commissariato alla ricerca del suo coetaneo che ai tempi della scuola lo aveva bullizzato.
Insieme al regista Roberto De Paolis Maino, dietro questa storia, a livello di soggetto e di sceneggiatura ci sono i fratelli Damiano e Fabio D'Innocenzo, che confermano il loro talento di sceneggiatori, probabilmente superiore a quello di registi.
Restando nel loro territorio privilegiato, quello della black comedy, i D'Innocenzo usano il tono del grottesco per mettere in scena quei mali del nostro paese che, come da citazione attribuita a Flaiano in esergo, sono l'espressione di quanto la situazione politica italiana sia grave, ma non seria.
Sì, perché nel film di De Paolis Maino si ride a più riprese, a volte di gusto, ma lo si fa nella consapevolezza dell'assurdità e dell'orrore che accade davanti ai nostri occhi. Se ci si pensa, ciascuno dei personaggi che Paolo Marra incontra incarna uno dei mali del nostro tempo e della nostra società, che forse sono in fondo universali e senza tempo: il piantone è l'emblema del peggior tipo di impiegato statale, indifferente e burocratizzato, il poliziotto è egocentrico e un po' stupido, l'avvocato è l'assenza totale di qualunque principio morale e di qualunque scrupolo, la donna delle carte è una manipolatrice, probabilmente in cattiva fede.
Al centro un uomo che ha fatto un'azione orribile e che parte sapendo di essere totalmente colpevole e non giustificabile, ma che dopo questi incontri si riscopre nuovamente carnefice e non consapevole delle proprie azioni.
Il tutto in un'atmosfera sospesa, surreale, in cui anche i luoghi sono l'amplificazione di questo senso di straniamento, come fossero i labirinti di una mente sempre più sconvolta e meno lucida.
Un'operazione cinematografica decisamente interessante ed originale che, nel panorama di un cinema italiano che tende a essere stereotipato e un po' stantio, risulta decisamente eccentrica e interessante, nonostante qualche virtuosismo registico forse un po' troppo insistito.
Voto: 3,5/5

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