martedì 18 agosto 2026

Stoccolma e i suoi laghi in bicicletta

Stoccolma guardata dall'alto
Il tradizionale viaggio in bicicletta è stato compiuto anche quest’anno e, per sfuggire a un caldo che anno dopo anno si fa sempre più opprimente in Italia e in un numero crescente di paesi europei, la meta prescelta è stata la Svezia, e più precisamente la zona dei laghi nell’interno di Stoccolma.

La scelta è stata anche suggerita dalla circostanza per cui da qualche mese mio nipote P. si è trasferito a lavorare a Stoccolma e dunque il viaggio è anche l’occasione per andare a salutarlo.

Scegliamo, anche per la combinazione dei voli aerei, di aggiungere una notte a Stoccolma prima di iniziare il giro in bicicletta, che è un giro ad anello che dunque ci farà ritornare nella capitale svedese.

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Il tardo tramonto di Stoccolma a giugno
Stoccolma


Dall’aeroporto verso la città ci muoviamo con l’Arlanda Express, che pur essendo un po’ caro è davvero comodissimo per raggiungere il centro della città. Noi avevamo approfittato di un periodo di sconti che ci ha fatto pagare il biglietto andata e ritorno quasi la metà.

Per quanto riguarda gli alloggi abbiamo dormito in due diversi alberghi, il primo scelto da noi, il secondo scelto da Due ruote nel vento, l’agenzia cui ci siamo affidate per il viaggio in bicicletta (e che conosciamo da oltre vent’anni). L’albergo scelto da noi è uno di quelli della catena Scandic (Stoccolma ne è piena), nello specifico lo Scandic Go di Upplandsgatan. Si tratta di una struttura presidiata ma quasi interamente self service che, oltre ad essere esteticamente gradevole e in una posizione eccellente, offre tutti i servizi di cui si ha bisogno, tra cui un deposito bagagli gratuito anche dopo il check out (giusto la colazione non è eccezionale, ma basta uscire e andare in uno dei tanti panifici. Noi non abbiamo potuto perché era domenica e molti erano chiusi). L’albergo scelto invece dall’organizzazione è il Birger Jarl, che occupa un enorme palazzo di Norrmalm. Un po’ meno comodo come posizione rispetto al centro, ma comunque ottima sistemazione.

Una sposa indiana al municipio di Stoccolma
Per quanto riguarda pranzi e cene, le nostre destinazioni per vere e proprie cene svedesi sono state Tennstopet, buona e a prezzi accettabili, e il rinomato Pelikan, dove abbiamo mangiato bene (toast Skagen, gubbröra, e poi salmerino e polpette), ma il locale è rumorosissimo, con camerieri molto spicci e un costo decisamente superiore. Un’altra tappa di cucina svedese, ma più in stile fast food, l’abbiamo fatta a Gamla Stan (il quartiere storico della città) per mangiare il panino con l’aringa fritta al baracchino Nystekt Strömming. Sempre a Gamla Stan ci siamo fermati (più che altro perché aveva cominciato a piovere) da Cronan, per un caffè e un dolcetto. Una sera che invece non avevamo voglia di cucina svedese abbiamo cenato da Santorini, un ristorante di cucina greca in una traversa di Drottninggatan, la strada pedonale più famosa di Stoccolma (quella che mio nipote chiama la via Sparano di Stoccolma 😉 )

Gli edifici medievali nella Stortoget
Per quanto riguarda l’esplorazione della città, in parte abbiamo fatto in autonomia, in parte ci siamo affidati – come facciamo spesso quando siamo in città che non conosciamo e abbiamo poco tempo – a un free walk. In questo caso abbiamo prenotato con Guruwalk Free Tour e abbiamo come guida la simpatica e preparata Gaia, italiana che vive a Stoccolma da qualche anno, che partendo da Adolf Torg ci porta alla scoperta prima dell’isolotto su cui si trova l’edificio del Parlamento e poi del quartiere di Gamla Stan, e ci racconta un sacco di storie, aneddoti e informazioni sulla città.

Quando finisce la visita guidata, che si conclude nella Stortoget, la piazza più famosa della città, andiamo lì vicino a vedere il cambio della guardia, che raduna un gran numero di turisti e curiosi, anche perché la banda, oltre a suonare marce militari, suona sempre pezzi di musica pop, tra cui a volte ci sono anche gli ABBA.

Panorama di Stoccolma da Mariaberget
Dopo pranzo, come consigliato dalla guida, saliamo sul Katarinahissen, l’ascensore che sta all’inizio del quartiere di Södermalm e dove si può salire gratuitamente per godere di uno dei panorami più belli della città.

Un altro bel panorama lo vediamo nella nostra sosta a Stoccolma al ritorno da Mariaberget, che sta sempre su Södermalm, una altura sul mare da cui si guarda sempre verso Gamla Stan e Norrmalm ma da un’angolazione differente.

Riguardo ai musei, che sono una delle attrattive più importanti della città, riusciamo a vedere il Fotografiska, il museo della fotografia che, dati i miei interessi, mi attirava parecchio. La struttura è bella, ma la mostra in corso più importante è quella di Martin Parr che già avevo visto a Bologna, e le altre mostre – a parte poche eccezioni – tendono al concettuale e per me risultano meno interessanti.

Per le strade di Stoccolma
Al ritorno dal viaggio in bicicletta andiamo invece a visitare il Vasa Museet, museo costruito intorno al relitto benissimo conservato di una nave del 600 affondata subito dopo la partenza dal porto. Tutti ci hanno caldamente consigliato di andare a vederlo, e in effetti è piuttosto impressionante, sia per il relitto sia per la storia che ci sta dietro sia per il tipo di museo che ci hanno costruito intorno: in sintesi, si potrebbe chiosare "come trasformare un fallimento in un grande successo". Nel museo c'è tantissima gente e ci si potrebbe stare le ore.

I nostri giri della città si concludono alla Stadsthuset, il municipio. Facciamo un giro nel cortile e ci affacciamo sul canale, dove ci sono varie coppie che stanno per o si sono appena sposate, impegnate in servizi fotografici. Tra le due opzioni, salire sulla torre o fare la visita guidata, scegliamo la seconda. Interessante senza essere entusiasmante.


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Nelle campagne svedesi
Il giro in bicicletta e le sue tappe

Prima tappa: Stockholm - Sodertalje, 63,8 km

Seconda tappa: Sodertalje- Mariefred, 47 km

Terza tappa: Mariefred – Bommersvik, 49 km

Quarta tappa: Bommersvik – Trosa, 51,30 km

Quinta tappa: Trosa – Stockholm, 8 km circa di bicicletta, poi treno

Totale: 220 km


Una pista ciclabile
Innanzitutto, alla partenza del viaggio in bici quest’anno incontriamo la persona referente di Pedalo, l’agenzia che in loco gestisce il viaggio, biciclette e trasporto bagagli. Visto che il giorno prima, scendendo in garage, ci eravamo accorte che le nostre biciclette erano una da donna e una da uomo, approfittiamo per chiedergli come mai. Lui non lo sa, ma visto che ha il furgone con altre bici si propone di controllare e pulire una bici da donna e di farci una sostituzione.

Superato questo primo ostacolo, si parte.

Il viaggio in bicicletta è, come sempre, un capitolo a parte, perché – come sa chi conosce questo tipo di viaggi – si trascorre la giornata a pedalare più o meno nel mezzo del nulla, tra boschi, campagne, valli, o costeggiando laghi, e di solito si arriva in un paese piccolo, e non sempre particolarmente turistico, dove noi con la bici siamo quelle strane.

Drottningholm
Per noi che insistiamo a noleggiare biciclette muscolari - mentre intorno a noi è un proliferare di bici a pedalata assistita - ogni tappa è una prova di resistenza, una sfida con noi stesse per capire se siamo ancora in grado.

Di solito, proprio per questo motivo scegliamo viaggi che sono classificati come facili, ma alla fine è sempre difficile rendersene pienamente conto sulla carta. In questo caso, non possiamo dire si sia trattato di un percorso difficile, però la costante leggera ondulazione del territorio svedese ha messo decisamente alla prova gambe e fiato. Soprattutto il fatto che abbiamo dovuto affrontare la tappa più lunga come prima tappa non è stata la cosa migliore, dal momento che in questi viaggi giorno dopo giorno ci si abitua al tipo di esercizio fisico. Per di più, la prima tappa – come sempre accade quando si esce da una grande città – è stata tra tutte probabilmente la meno interessante e anche il paese di arrivo, Södertälje, non era un granché tanto che la sua principale attrazione è una grande sede del colosso farmaceutico AstraZeneca (il nostro albergo si chiama Ad Astra 😉).

Un laghetto e una casa sul percorso
In realtà lungo la prima tappa, segnalo almeno due pause interessanti, quella al Drottningholm, il castello delle regine affacciato sul lago, che però vediamo solo dall’esterno perché mancano molti chilometri all’arrivo e la visita sarebbe troppo lunga, e poi una rilassante pausa pranzo (circa al km 40 del percorso) in un posto molto bello, lo Sturehofs Slottscafé, all’interno di un piccolo borghetto in mezzo alla campagna, dove tra l’altro ritroviamo un gruppo di ciclisti che abbiamo incontrato al ferry che attraversava il lago.

Gli ultimi 20 km sono i più impegnativi tra saliscendi continui in mezzo a campagne e boschetti e deviazioni che sembrano allungare la strada senza senso. A un certo punto io e S. ci perdiamo pure (!), poi per fortuna sentendoci telefonicamente e rifacendo un po’ di strada indietro ci ritroviamo.

Castello di Gripsholm
Quando arriviamo a destinazione, stanche morte, mentre portiamo la bici al garage dell’albergo combino il primo (per fortuna ultimo) piccolo disastro della vacanza. Faccio arrotolare la molla con cui lo zaino è fissato alla bicicletta nella ruota e nella catena. Per disincastrarla non solo ci sporchiamo significativamente, ma sporchiamo tutto quello che tocchiamo. Alla fine per fortuna risolviamo, ma la molla è da buttare e da quel momento metterò lo zainetto nella sacca laterale.

La seconda tappa inizia con un po’ di salite, ma poi il percorso si fa piacevole: attraversiamo boschi, campagne, piccoli paesi, laghi e laghetti e zone con belle villette. Alla fine vediamo da lontano il castello di Gripsholm ma dobbiamo quasi circumnavigare il lago (e non su una comoda e piatta pista ciclabile, ma sui saliscendi che circondano il lago) per arrivare infine alla nostra destinazione, ossia a Mariefred, un paesino ridente e pieno di gente che si affaccia sul lago Mälaren. Il nostro albergo al
Kulturpärlor è molto carino. Nel pomeriggio facciamo una passeggiata e un po’ di shopping, un giro al castello di Gripsholm che sta su una isoletta raggiungibile a piedi, e infine andiamo a cena da Han i Hörnet bistrot, un po’ caro ma molto buono.

Lago lungo il percorso
La terza tappa è fatta soprattutto di boschi, laghi (piccoli e grandi) e avvistamenti di animali (cerbiatto, lepre, scoiattolo, e vari uccelli), e questa volta la nostra destinazione, Bommersvik, non è un paese ma una specie di albergo diffuso con sauna, palestra, ristorante, spiaggia sul lago. Ci sono un sacco di giovani che forse passano qui le vacanze.

Aperitivo e cena nell’edificio centrale di questo complesso alberghiero, e poi ci godiamo un tramonto davvero speciale sul lago, che veramente fa pensare al famoso film con Ford e la Hepburn Sul lago dorato.

Tramonto sul lago a Bommersvik
La quarta tappa è forse la più bella di tutte dal punto di vista paesaggistico, anche grazie a una condizione atmosferica perfetta che ci regala cieli molto belli, azzurri, ma solcati da tante nuvolette soffici e bianche.

La nostra destinazione è Trosa (in svedese Mutandina, lo scopriremo con grasse risate nel pomeriggio), dove ci prendiamo la prima e ultima pioggia del viaggio (poca a dire il vero, grazie a un albero che ci ripara).

Prima di sistemarci nel nostro albergo, lo Stadsthotell, decidiamo di andare in bici a fare il giro dell'isola che si trova davanti alla cittadina ed è collegata a essa da una strada che passa in mezzo al mare, molto bella, con tante case bellissime costruite su scogliere dalla forma tonda.

Trosa
A Trosa innanzitutto scopriamo che le scope dalle setole rosse che si trovano fuori da qualunque esercizio (negozi, hotel ecc.) non hanno un significato benaugurante o contro il malocchio, ma – come tutto in Svezia – sono funzionali a spazzare foglie, neve e altro e a mantenere pulito lo spazio antistante.

Nel nostro pomeriggio in giro per il paesino assaggiamo le buonissime brioche alla cannella e al cardamomo della Nilssons Bageri, e andiamo a curiosare ad una specie di raduno di macchine d’epoca. La cena la facciamo in una specie di pub/fast food, perché vogliamo una pausa dal cibo svedese.

La stazione di Vagnhärad
L’ultima tappa, come già accennato, la percorriamo in buona parte in treno. È prevista pioggia e non vogliamo rischiare, e soprattutto non ci dispiace arrivare un po’ prima a Stoccolma per visitare il Vasa Museet e fare qualche altro giro in città.

Quindi facciamo in bici solo 8 km da Trosa fino alla stazione di Vagnhärad dove prendiamo un treno per Stoccolma su cui carichiamo le biciclette che riporteremo poi al nostro albergo per la riconsegna.

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Conclusioni

Anche quest’anno il nostro giro in bicicletta è stato molto soddisfacente e ci ha permesso di sfuggire per una settimanella all’estate infuocata in Italia. Questa volta, ancora più che le altre, il tempo è volato, e in un battibaleno ci siamo ritrovate sull’Arlanda Express nella direzione opposta verso l’aeroporto per tornare verso casa. La Svezia si conferma meta gradevole e rilassante: tutto è semplice, intuitivo, tendenzialmente ben organizzato. La mia conclusione è che l’Ikea costituisca una perfetta metafora del paese: un luogo gradevole, dove si sta bene, ci si sente a proprio agio, ci si muove facilmente, e che quando vai via hai voglia di ritornarci.

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