venerdì 16 gennaio 2026

Primavera

Il film di Damiano Michieletto non era esattamente nella mia lista di quelli da vedere, però la programmazione natalizia - tra film che non mi interessavano e film belli che avevo già visto in anteprima (quello di Jarmush e quello ambientato a Taiwan, in italiano La mia famiglia a Taipei) - era per me piuttosto avara di proposte.

Dunque accolgo la proposta della mia amica d'infanzia I. di andare a vedere Primavera, perché lei è da sempre un'appassionata di musica e ama molto Vivaldi.

In realtà il film di Michieletto si rivela molto meno incentrato su Vivaldi e molto più sulle ragazze orfane e/o abbandonate che venivano cresciute presso l'Ospedale della pietà a Venezia, dove venivano educate, istruite e avviate alla musica, per poi possibilmente essere date in sposa a qualche ricco. L'Ospedale viveva delle donazioni dei nobili locali che partecipavano alle messe e ai concerti, e delle doti che gli stessi pagavano per prendere in moglie le ragazze.

In particolare, l'attenzione si concentra su Cecilia (Tecla Insolia), una giovane che scrive alla madre sconosciuta sperando che prima o poi vada a riprenderla e che viene notata da don Antonio Vivaldi per le sue doti di violinista, quando il maestro e compositore viene richiamato dal direttore dell'Ospedale per risollevarne le sorti.

Vivaldi porta grandi innovazioni musicali nel repertorio e continua a comporre sonate e opere sempre più dirompenti rispetto al mainstream dell'epoca, assecondato dalle ragazze e soprattutto da Cecilia.

Ma per una donna, per di più abbandonata e senza né soldi né titoli, in quel momento storico non c'era praticamente alcuna possibilità di seguire la propria strada e la propria vocazione.

Il film di Michieletto si muove su binari solidi, sostenuto anche da una bella ricostruzione d'ambiente e dalla recitazione di Riondino (nei panni di Vivaldi) e di Insolia (oltre che del bravissimo Andrea Pennacchi), ma resta piuttosto convenzionale e alla fine anche consolatorio nel prospettare una forma di autodeterminazione che appare oggettivamente poco probabile.

Bella la parte musicale del film - che poi è forse quella che a Michieletto interessa di più - ma la parabola femminista sottesa appare piuttosto stucchevole, e alla fine lo spettatore non sa bene a chi affezionarsi, se a Vivaldi, musicista malato e geniale, destinato a morire in povertà, o a Cecilia, personaggio di finzione, rappresentativo di tutte le donne che per secoli non hanno potuto scegliere per la propria vita.

Voto: 3/5


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