giovedì 17 agosto 2017

Man Ray: L'uomo infinito. Castello di Conversano, 14 agosto 2017

Da qualche tempo nel mio paese di origine, Conversano, è stata inaugurata una apprezzabile abitudine a organizzare mostre di un certo livello in un'ala del castello, magnifico edificio che si erge sulla sommità della collina.

Dopo la mostra di De Chirico, è ora la volta di Man Ray, al secolo Emmanuel Rudzitsky, il celeberrimo pittore, fotografo, grafico di origini ebraiche nato a Filadelfia nel 1890 e morto a Parigini nel 1976.

Una lunga vita che lo ha visto in particolare protagonista delle avanguardie artistiche della prima metà del Novecento. Nella mostra L'uomo infinito sono esposte oltre cento opere dell'artista tra fotografie, disegni, dipinti, litografie e installazioni, a rappresentare le numerose anime di Man Ray che – come giustamente viene ricordato in uno dei pannelli illustrativi – utilizzava la fotografia per rappresentare la sua visione della realtà e la pittura per esprimere il suo mondo interiore, quello che non ha equivalenti nella realtà e dunque non si può fotografare.

Le cinque sale attraverso cui si articola la mostra segue un filo solo parzialmente cronologico, dando conto in parte del percorso artistico di Man Ray, in parte dei filoni, degli esperimenti e delle tematiche rappresentate nella sua arte, in parte dei suoi legami con il ricco mondo artistico e culturale della sua epoca, in particolare della sua amicizia con Marcel Duchamp.

Si possono così ammirare alcune delle più famose fotografie di Ray, quelle che si concentrano in particolare sui nudi femminili e sui volti, per lui sintesi della “sensualità” del corpo, ma anche i lavori meno noti e il resto della sua produzione artistica.

Ne viene fuori l'immagine di uno sperimentatore a tutto tondo, mai pago dei risultati raggiunti, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi espressivi, sempre pronto a decostruire e distruggere per far nascere qualcosa di nuovo.

Il percorso attraverso la mostra è dunque un cammino di scoperta di un artista che appare al contempo storicamente collocato e fuori dal tempo, modernissimo nel modo di utilizzare il mezzo artistico.

Qualche perplessità mi rimane invece – come già avevo avuto modo di notare per la mostra di De Chirico – sull'allestimento, sia riguardo al percorso della mostra non sempre chiaro e intuitivo (quali pannelli si riferiscono a quali opere, in che sequenze guardare le opere esposte ecc.), sia riguardo ai testi illustrativi – molto densi – ma spesso parzialmente sganciati dalle opere in mostra, nonché alle didascalie non sempre chiarissime (per esempio con riferimento alle datazioni), rendendo così faticosa per i non addetti ai lavori la piena comprensione dell'artista e della sua opera.

In definitiva, si può certamente migliorare, ma la strada è decisamente quella giusta.

Voto: 3/5

domenica 13 agosto 2017

Paradiso e inferno / Jón Kalman Stefánsson

Paradiso e inferno / Jón Kalman Stefánsson; trad. e nota biografica di Silvia Cosimini; postfazione di Emanuele Trevi. Milano: Iperborea, 2011.

Affascinata dall'Islanda e dalle bellissime edizioni di Iperborea, inizio la lettura di questo romanzo di Jón Kalman Stefánsson che è poi il primo di una trilogia che ha come fil rouge il villaggio islandese senza nome dove vivono i protagonisti.

Siamo in un'epoca indefinita, certamente non contemporanea (per quanto emerge da stili di vita e riferimenti contenuti nel libro), ma l'effetto è quasi di sospensione, come se in un posto come questo il tempo fosse immobile e "fuori dal tempo".

La storia è principalmente quella di un ragazzo, di cui pure non conosciamo il nome. Un orfano che vive uscendo in mare con un equipaggio che fa pesca di merluzzi, la principale attività di questi luoghi. E infatti la prima metà del libro è occupata dalla battuta di pesca durante la quale Bárđur, il migliore amico del ragazzo che ha lasciato la cerata sulla terraferma distratto dalla lettura del Paradiso perduto di Milton, muore assiderato senza che nessuno possa impedirlo.

Il ragazzo ne è devastato e vorrebbe morire anche lui, ma prima decide di intraprendere il cammino che lo porterà al Villaggio e in particolare alla locanda dove vive Kolbeinn, il vecchio cieco che ha prestato il libro a Bárđur.

Qui l'incontro con le due donne, Geirþruđur e Helga, che gestiscono la locanda costituirà per il ragazzo la speranza di un nuovo inizio.

A raccontare questa vicenda la voce collettiva dei pescatori che hanno fatto la storia del Villaggio.

In Paradiso e inferno di Kalman Stefánsson c'è qualcosa di epico: all'autore non interessa tenere il lettore incollato alle pagine con una trama avvicente, bensì scavare nei meandri nascosti dell'animo umano.

Una inestinguibile malinconia attraversa le pagine di questo libro, a tratti illuminate da piccole e grandi rivelazioni espresse sotto forma di parole e frasi intrise di tenerezza e commozione.

Ma forse questa è l'Islanda che vivida emerge dalle parole di Kalman Stefánsson, quasi da poterla respirare pur non avendola mai vissuta.

Voto: 3,5/5

giovedì 10 agosto 2017

Il giorno più bello / Mabel Morri

Il giorno più bello / Mabel Morri. Milano: Rizzoli Lizard, 2017.

Di Mabel Morri avevo letto a suo tempo 500 milioni di stelle, la versione a fumetti di un romanzo di formazione raccontato con tocco delicato.

Questo tocco delicato è la caratteristica principale anche del suo nuovo lavoro, Il giorno più bello, che racconta la storia di tre amiche, Tina, Vane e Gio, che sono cresciute insieme e che ora sono a un momento importante del loro percorso, il momento di decidere se fare il salto nella vita adulta con tutto quello che comporta oppure rimanere sempre in un limbo da tarda adolescenza.

Il motore degli eventi è Tina quando annuncia alle sue amiche che sta per sposarsi. Da qui l'inevitabile reazione a catena che produce in Vane e Gio una riflessione da troppo tempo rimandata: Vane ha una storia con Eva, ma non vuole veramente impegnarsi e solo la pazienza di quest'ultima consente - nonostante i loro numerosi allontanamenti - che la loro storia vada avanti; Gio ha storie brevi e poco significative, e tende a sfuggire agli uomini con cui probabilmente potrebbe costruire qualcosa di più importante.

Tra viaggi verso il Salento, terra d'origine di Tina dove si svolgerà il matrimonio, uscite serali, confessioni reciproche, interminabili chat su whatsapp, le tre amiche si metteranno di fronte a se stesse per comprendere che la strada verso la felicità - o quantomeno il tentativo di cercarla nella sua intrinseca instabilità - è certamente in salita e richiede impegno, ma non esistono scorciatoie che non passino per l'affrontare la fatica di essere adulti.

I disegni di Mabel Morri sono buffi e divertenti, oltre che precisi nell'esprimere gli stati d'animo e originali nell'inventare inquadrature insolite; le tre amiche e il mondo che ruota loro intorno portano con sé una ventata di freschezza, anche nei momenti di tristezza. Il tono nel complesso rimane leggero e il racconto guarda alla vita con un ottimismo financo eccessivo (per come sono fatta io!).

A parte qualche difficoltà nel cogliere immediatamente gli scarti temporali e le discontinuità del racconto - che non sempre a mio parere sono del tutto intuitive (ma io sono una che osserva poco) - Il giorno più bello è un graphic novel gradevole per i disegni e per la storia, che ben colgono l'incertezza di una generazione.

Voto: 3/5

mercoledì 2 agosto 2017

La più amata / Teresa Ciabatti

La più amata / Teresa Ciabatti. Milano: Mondadori, 2017.

Non avevo intenzione di leggere La più amata, il romanzo di Teresa Ciabatti candidato al Premio Strega, perché tutto quello che è sulla bocca di tutti mi determina una snobistica presa di distanza. Almeno per un po'.

In questo caso però quando A. mi consiglia di leggerlo e mi dice che probabilmente mi piacerà, decido che ci provo perché di lei mi fido.

Ed eccomi qua, in una giornata di mezza vacanza in cui sono su un treno che mi porterà in Toscana per il weekend, inizio a leggere questo libro e la stessa sera, prima di spegnere la luce e andare a dormire, l'avrò finito.

Questo già dice una cosa. La lettura del libro di Teresa Ciabatti è decisamente appassionante. C'è qualcosa nel suo modo di scrivere e raccontare, la forma della scrittura e il suo andamento, che conquista e tiene incollati alle pagine.

Come ci dice il risguardo di copertina, quella che leggiamo è una auto fiction, e probabilmente è proprio questo a creare un gioco stimolante tra autrice e lettore. La protagonista è Teresa Ciabatti, una donna ormai quarantaquattrenne che ha deciso di scoprire la storia della sua famiglia e soprattutto cosa si nasconde dietro la figura di suo padre, il Professore, primario potente e riverito all'Ospedale di Orbetello.

Teresa ci fornisce una serie di dati e dettagli che collocano ciascuno dei personaggi raccontati dentro i confini della realtà e della storia con la S maiuscola. A questi dati si mescolano però i ricordi e le ricostruzioni di Teresa nel suo tentativo di dare un senso ai punti oscuri della vicenda della sua famiglia e anche per comprendere meglio se stessa.

Il racconto si fa dunque più appassionante di un giallo man mano che dietro la vita di una famiglia benestante ma normale emerge la rete dei legami del Professore con il mondo della massoneria e della politica. A casa Ciabatti sfilano molti dei personaggio che hanno fatto - nel bene e nel male - la storia dell'Italia nella seconda metà del Novecento. O almeno questo è quanto sembra emergere dalla memoria e dalle indagini di Teresa.

Ma cosa è vero e cosa romanzato o totalmente inventato della storia dei Ciabatti? E Teresa è davvero la ragazzina viziatissima, piena di sé e alla fine disadattata e anaffettiva che emerge dalle pagine del romanzo? Se accade spesso durante la lettura di un romanzo di chiedersi quanto c'è di autobiografico nella narrazione, qui - e per volontà della stessa scrittrice - la domanda è opposta: cosa c'è di falso in quello che leggiamo e che appare fortemente verosimile e realistico?

A dire la verità, Teresa Ciabatti mentre scrive in prima persona, è molto attenta a non dare certezze su tutto quello per cui certezze non ce ne sono.

Cosicché il mistero della vita del Professore e della storia della sua famiglia rimarrà parzialmente un mistero anche per Teresa, e noi lettori al termine dell'ultima pagina non potremo fare a meno di chiederci se e quanto ci siamo fatti prendere in giro da questa donna capricciosa e abituata a ottenere tutto. Anche la nostra completa attenzione.

Voto: 3,5/5