mercoledì 26 luglio 2017

Un anno senza te / storia Luca Vanzella; disegni e colori Giopota

Un anno senza te / storia Luca Vanzella; disegni e colori Giopota. Milano: Bao Publishing, 2017.

Siamo a Bologna, una Bologna che un po' è quella vera come tutti la conosciamo con i suoi portici e le sue torri, un po' è quella riletta e immaginata in modo quasi magico dalla mente di Luca Vanzella e dai disegni di Giopota.

Antonio è uno studente di storia medievale e sta preparando una tesi sui santi dimenticati. In questo ultimo anno di università dovrà però affrontare la fine della storia con Tancredi con tutto quello che ciò comporta: lo scoramento, la mancanza di fiducia in se stesso, la nostalgia e i ricordi, le piccole illusioni quotidiane e le grandi delusioni, i tentativi falliti di iniziare nuove relazioni, i rapporti e le avventure con i suoi coinquilini, anche loro altrettanto irrisolti sul piano sentimentale. In poche parole, la metabolizzazione dell'abbandono.

Dodici mesi per recuperare dopo una storia di soli tre mesi, ma che fa seguito a diverse altre delusioni sentimentali. Dodici mesi per comprendere che è sempre noi stessi che stiamo cercando. Come scrive Reviati in Sputa tre volte, "si piange sempre per noi stessi", e questo è assolutamente vero anche nelle delusioni d'amore.

Lo stile di Vanzella e Giopota non è però introspettivo in maniera lacrimevole, bensì frizzante e a tratti ironico. E il mescolarsi di realismo e inserti onirici e surreali (la nevicata di conigli ad esempio), nonché la reinterpretazione di cose reali in termini buffamente astratti, conferiscono al racconto una freschezza poco consueta nei graphic novel italiani e che a tratti ricorda alcuni elementi tipici dei manga.

Del resto, lo stesso Antonio, il protagonista, è al contempo buffo e macchiettistico come il personaggio di un manga, ma anche classico e quasi vintage persino per un fumetto contemporaneo, senza per questo risultare meno credibile e umano. E dunque riconoscibile dal lettore.

Un anno senza te si mantiene quasi sospeso in uno spazio-tempo indefinito in cui riconosciamo molte cose e nello stesso tempo ci sentiamo sperduti.

Come Antonio, alla fine della lettura dell'albo anche noi prenderemo la nostra spada in mano e ci sentiremo più pronti e più forti per affrontare il mondo, anche se certo a volte non è facile; l'importante è ricordarsi di potercela fare, grazie anche alle risorse che ci portiamo dentro e ci costruiamo attraverso le esperienze.

Voto: 3,5/5

lunedì 24 luglio 2017

Oltre le nuvole - Il luogo promessoci

Approfittando delle rassegne estive e della presenza del nipot(on)e a Roma, recupero al cinema un anime giapponese che era stato proiettato nelle sale italiane ad aprile scorso grazie a Nexo Digital (pur trattandosi di un film del 2004).

Si tratta del film d'esordio di Makoto Shinkai che in tempi più recenti ha avuto un grande successo con il film Your name. (che pure mi piacerebbe vedere).

Non c'è dubbio sul fatto che quella di Makoto Shinkai - considerato da molti l'erede di Hayao Miyazaki - sia una mente visionaria e ciò risulta evidente già in questo primo film.

Oltre le nuvole racconta la storia di due amici, Hiroki e Takuya, che ai tempi delle scuole medie coltivano il sogno di realizzare un aereo per raggiungere l'altissima torre che si erge sull'isola di Hokkaido in un Giappone sotto il controllo statunitense, ad eccezione appunto dell'isola di Hokkaido occupata dall'Unione.

In questo periodo i due giovani conoscono la giovane Sayuri, cui promettono di portarla un giorno con il loro aereo alla torre.

Diventati più grandi, Hiroki si trasferisce a Tokyo dove conduce una vita malinconica e solitaria, mentre Takauya prosegue le ricerche di fisica e si occupa di sincronizzazione di universi paralleli, mentre Sayuri è in ospedale in una specie di narcolessia inspiegabile.

La chiave della narrazione è l'altissima torre di Hokkaido che presto si capisce essere un'arma potente capace di inghiottire e stravolgere la realtà, ed è in qualche modo collegata alla mente di Sayuri. I due amici - che nel frattempo sono andati in direzioni diverse e in parte contraddittorie - dovranno nuovamente allearsi per salvare Sayuri e nello stesso tempo per garantire la sopravvivenza del loro paese.

La trama fantascientifica di Oltre le nuvole è - come già si può capire da questa breve spiegazione - piuttosto articolata e a tratti anche non del tutto comprensibile nei suoi passaggi, ma resta certamente affascinante.

Però il vero fascino del film di Shinkai è l'animazione e la regia che lo caratterizzano: disegni, paesaggi, movimenti e soprattutto varietà e originalità delle inquadrature trascinano lo spettatore in uno spettacolo visivo di rara bellezza e intensità, che non ha niente da invidiare ai film non di animazione.

A questo punto non resta che recuperare anche i suoi altri film.

Voto: 3,5/5

venerdì 21 luglio 2017

Sputa tre volte / Davide Reviati

Sputa tre volte / Davide Reviati. Roma: Coconino Press, 2016.

Sputa tre volte è il lavoro che - dopo il successo già ottenuto da Morti di sonno - ha portato alla ribalta l'universo grafico e concettuale di Davide Reviati, fumettista proveniente dalla provincia di Ravenna.

Non so se chi legge ha presente l'oggetto di cui stiamo parlando, ma è bene sapere che si tratta di un volume di 562 pagine, un tomo densissimo, che a differenza di molte altre pubblicazioni del genere, non è un libro da leggere in un'oretta di pausa. E questo sia per le dimensioni sia per la concentrazione e l'attenzione che la lettura di questo volume richiede.

Sputa tre volte appartiene a uno dei generi più rappresentati nel mondo dei graphic novel, ossia il racconto di formazione semiautobiografico che si focalizza sull'età di passaggio per eccellenza alla vita adulta, ossia l'adolescenza.

Qui il protagonista è Guido, un ragazzetto piuttosto scapestrato, che non ne vuole sapere della scuola e preferisce andare in giro a cazzeggiare con gli amici di sempre, Grisù e Katango. Ma dove vive Guido, ossia nella profonda provincia romagnola, da sempre è in atto una contrapposizione tra gli abitanti del luogo, i "gagi", e gli zingari, i "sinti", disprezzati dalla popolazione e considerati responsabili di tutto quello che di negativo accade in questa piccola comunità.

Tutti, fin da bambini, introiettano questo disprezzo e questo senso di superiorità culturale, anche quando tra le vite dei "gagi" e quelle dei rom non c'è poi così tanta differenza, o quando i percorsi degli uni si incrociano più o meno volontariamente con quelli degli altri. Dietro un'apparenza che tiene gli zingari a distanza quasi fossero tutti matti o appestati, gradualmente si scopre che la realtà è molto meno ordinata e i ruoli molto meno definiti di quanto non appaia a prima vista.

E Guido lo scoprirà a poco a poco.

La narrazione di Reviati procede secondo un ordine non cronologico, muovendosi avanti e indietro nel tempo, per episodi e fasi che vedono Guido bambino, adolescente o giovane prima di spiccare il volo. La stessa alternanza e mescolanza caratterizza i racconti del reale e quelli onirici e mentali. Il lettore è dunque risucchiato in questo mondo cupo, guardato attraverso gli occhi di un bambino e poi di un adolescente, e quindi a tratti incomprensibile.

Fin qui potrebbe sembrare qualcosa di già visto e letto; in realtà l'albo di Reviati emerge grazie al suo respiro ampio, che dalla vicenda personale e tutto sommato limitata di Guido si allarga a una riflessione più ampia su storia, cultura e usi della popolazione rom. Il breve racconto a fumetti finale dedicato alla poetessa rom Papusza e l'ampia bibliografia finale sono la testimonianza definitiva del fatto che quello di Reviati è un vero romanzo in forma di fumetto.

E come tutti i romanzi che si rispetto durante la lettura delle sue pagine si alternano momenti di spaesamento, altri di noia e alcuni di vera e propria illuminazione, vignette e pagine che restano davvero negli occhi e nella mente.

Un graphic novel di cui non ci si innamora immediatamente ma che conquista lentamente, e forse per questo in maniera più durevole.

Voto: 3,5/5

mercoledì 19 luglio 2017

Tre piani / Eshkol Nevo

Tre piani / Eshkol Nevo; trad dall'ebraico di Ofra Bennet e Raffaella Scardi. Vicenza: Neri Pozza, 2017.

La simmetria dei desideri, il romanzo che ha reso celebre Eshkol Nevo, mi era piaciuto molto, sia nei contenuti sia nella scrittura.

Con questa predisposizione positiva ho dunque affrontato anche la lettura di Tre piani, da poco uscito per Neri Pozza. Questo nuovo romanzo si articola in tre storie il cui contenitore comune è la medesima palazzina di un quartiere di Tel Aviv.

La prima storia è ambientata al primo piano ed è quella di Arnon e Ayelet, che hanno due figli, una delle quali, la piccola Ofri, essi affidano di tanto in tanto ai vicini di casa Ruth ed Hermann. Fino a quando un giorno Hermann non sparisce portandosi dietro Ofri e i fantasmi su quello che è potuto succedere non invadono la mente di Arnon.

Al secondo piano vive Hani, che ha due figli ed è sposata con Assaf che però è spesso fuori per lavoro. Un giorno alla sua porta bussa Eviatar, il fratello di Assaf, in fuga dalla polizia a causa di una truffa.

Infine, Dovra è un giudice in pensione che vive al terzo piano, da sola da quando è morto suo marito. Un giorno decide di scendere in strada per partecipare a delle manifestazioni di piazza. Da lì in poi si innescherà una serie di eventi che riguarderanno anche il figlio Arad, di cui i genitori hanno perso le tracce da tempo. Tutto questo Dovra lo racconta al marito lasciandogli dei messaggi in una vecchia segreteria telefonica che ha trovato in casa con la sua voce registrata.

Queste tre storie viaggiano sostanzialmente su binari indipendenti senza praticamente mai intrecciarsi, salvo brevissimi momenti di contatto praticamente fortuito tra gli abitanti della palazzina.

L'idea di fondo è che i tre piani - e le relative storie e personaggi - corrispondano alle tre istanze della personalità secondo Freud, l'Es (il luogo dei contenuti psichici rimossi), l'Io (la parte cosciente) e il Super-Io (l'insieme degli ideali provenienti dall'esterno).

Ma la parte più interessante dal mio punto di vista non è tanto la sottotrama psicanalitica che si può provare a leggere nelle storie di questi personaggi, bensì la capacità di Nevo di conferire a questi personaggi un'umanità potente e sincera, che pagina dopo pagina si infila sotto la pelle e ci racconta qualcosa di noi. Non importa quanto le storie raccontate siano lontane dal nostro vissuto, Nevo riesce comunque a parlare a ciascuno di noi come ogni grande scrittore è in grado di fare.

Certo, poi va detto che La simmetria dei desideri è più appassionante e coinvolgente e forse funziona meglio a livello di struttura narrativa. Qui c'è qualcosa di un po' rigido e meccanico che rende la lettura soddisfacente solo a tratti. Quindi se volete approcciarvi a questo autore fatelo a partire da La simmetria dei desideri.

Però Eshkol Nevo merita sempre una lettura.

Voto: 3/5

lunedì 17 luglio 2017

Fuggire / Guy Delisle

Fuggire: memorie di un ostaggio / Guy Delisle; trad. di Giovanni Zucca. Milano: Rizzoli Lizard, 2017.

Guy Delisle è uno dei miei disegnatori di fumetti preferiti, soprattutto per quanto attiene al genere del graphic journalism, e non solo.

In questo caso Delisle ci racconta circa tre mesi di prigionia di Cristophe, un francese alla sua prima missione con Medici senza frontiere, preso in ostaggio in Cecenia il 1 luglio del 1997.

Dal momento in cui apriamo l'albo sappiamo che Christophe si è salvato, visto che ci viene detto subito che queste pagine sono il racconto a fumetti nato dall'intervista in cui Christophe ha ricostruito quei lunghissimi giorni.

In pratica, ci troviamo di fronte a un poderoso (anche in termini dimensionali) fumetto in cui - tranne che nelle prime pagine e nell'ultima parte - non succede praticamente nulla. La parte iniziale racconta le circostanze del rapimento e l'ultima parte il modo in cui Christophe si è salvato.

Per il resto, c'è un uomo che per più di due mesi è rimasto in una stanza vuota ammanettato a un termosifone, con le pause per la colazione, il pranzo, la cena, i bisogni fisiologici come unici diversivi di giornate sempre uguali a se stesse.

Eppure Delisle riesce in un'impresa impossibile: tenerci incollati alla pagina in uno stato di condivisione emotiva sempre più forte con quest'uomo che oscilla tra momenti di speranza e di disperazione, tra improbabili piani di fuga e tentativi di non impazzire cercando di non perdere il conto dei giorni e raccontandosi mentalmente le battaglie famose, di cui è appassionato.

Il Christophe protagonista di questo albo - come forse noterà chi ha letto i precedenti graphic novel dell'autore - ha qualcosa di Delisle, nell'essere un uomo mite e inerme, dotato di una grande ironia ed autoironia, nonché di una curiosità e di una forza di volontà, che saranno la sua salvezza. Una specie di antieroe con cui - pur nella non sovrapponibilità delle esperienze - è impossibile non identificarsi.

Non si può non riconoscersi nelle paure e negli slanci di Christophe, nel suo spaesamento di fronte a una situazione assolutamente surreale, eppure purtroppo più che reale, nonché non provare sotto la pelle i suoi stati d'animo altalenanti.

Con questo albo Delisle da un lato ci consente di conoscere una vicenda forse poco conosciuta e lo fa dall'interno e con un linguaggio accessibile a tutti, dall'altro conferma ancora una volta le sue straordinarie qualità narrative e di disegno e lo fa con una sfida difficile e decisamente diversa dai suoi lavori precedenti.

Uno dei più grandi fumettisti contemporanei, secondo me.

Voto: 4/5