martedì 15 maggio 2012

Berlino, città fluida (II parte)

Dopo il nostro intenso weekend, il lunedì ci aspettano le bici che L. ci ha gentilmente messo a disposizione e un po’ di shopping.

Peccato che io non sia in grado di gestire il freno a pedale della mia bicicletta, e dunque l’attraversamento della Frankfurter Allee e della Karl Marx Allee, in direzione di Alexanderplatz risulti molto faticoso. Prima tappa il negozio di Freitag dove compro una borsa che volevo da anni, poi attraversiamo Hackesche Höfe e i suoi nove cortili e camminiamo per le strade di Mitte.

Sulla via del ritorno ci fermiamo a mangiare una zuppa di noodles e del sushi da Kuchi, un ristorantino giapponese che avevamo notato la sera prima. Inforchiamo le bici per la seconda e ultima volta in questa vacanza visto che abbiamo deciso di restituirle a L.


La sera siamo invitate a cena a casa di L. Da brave ospiti abbiamo preparato un dolce (il salame di cioccolato, l’unico realizzabile con i pochi mezzi a disposizione) e comprato del vino e del formaggio. La cena di pesce e verdure è buonissima, la compagnia molto gradevole. Insomma andiamo a dormire felici.

Il martedì è il giorno delle mostre (visto che di lunedì gran parte dei musei sono chiusi). Siamo dirette prima a Camera Work, una galleria che ospita mostre di fotografia e in questo momento espone la mostra di Anton Corbjin Inwards and outwards.

Il posto è molto bello, la mostra piccola ma affascinante. La zona è molto elegante ed piena di negozi di design.

Ci fermiamo a mangiare qualcosa in un piccolo locale austriaco dove polpette e topfenstrudel (una specie di cheesecake) ci danno una grande soddisfazione.

Siamo pronte per la Neue Nationalgalerie dove è in corso la mostra di Gerhard Richter Panorama.


Non conosco l'autore e dunque mi lascio andare al suo mondo multimediale in cui la non definizione dei contorni, l'effetto sfocato, sgranato, moltiplicato da un lato e il gusto quasi fotografico e caratterizzato da colori molto definiti dall'altro trasmettono una sensazione di profonda contraddizione emotiva che forse per Richter è propria della nostra epoca contemporanea. Faccio molte foto perché qui non hanno l'ossessione dei musei italiani contro le macchine fotografiche e scatto la migliore foto della vacanza berlinese.


Dopo una breve tappa allo shop della Filmhaus al Sony Center, decidiamo di rimanere in giro all'ora di cena. La nostra destinazione è un locale di cui ho letto, che sta sempre a Friedrichshain (dove alloggiamo), ma a sud della Frankfurter Allee, e che si chiama Matreshka (o Matrioska) perché fa cucina dell'Est Europa.

Approfittiamo per fare un giro in questa zona, tra parchi giochi per bambini, case occupate, viali alberati e fontane a pompa. Ci fermiamo per un aperitivo in un baretto attirate dall'aria rilassata di un giovanotto col cappello dall'aria molto tedesca che sta bevendo una birra e fumando la sua sigaretta.

Anche noi ci concediamo l'ennesima birra di questa vacanza, accompagnata da patatine fritte (o arrosto chissà!). Quando usciamo sta piovendo, anzi no, sta diluviando. Del resto è la prima volta da quando siamo qui, dunque non possiamo lamentarci.

Arriviamo alla nostra destinazione un po' bagnate ma il posto è molto carino, giovane, semplice e con un cameriere molto gentile. Prendiamo due zuppe, una bortsch e una soljanka (porzioni ridotte) e due piatti principali: gulasch con purè e Moskauer schnitzel con patate arrosto (una fetta di carne panata di cui tutti in Europa vogliono essere gli unici inventori).

La birra non manca e a fine pasto ci offrono una buonissima vodka russa. Spendiamo poco più di 11 euro a testa! Per i berlinesi non è un posto economico, anche per quelli a cui non manca il lavoro... Sarà per questo che qui la crisi non cè?!?

Tornando verso l'appartamento ci fermiamo a prendere da bere con L. per salutarla.
La vacanza è finita... :-(((

Che dire di Berlino?

Se avevo definito Londra una città sempre più radical-chic, Berlino è una città con pochi compromessi; radicale in molte sue espressioni, chic in molte altre, senza vie di mezzo, senza inutili fronzoli, senza ricercatezze che non siano giustificate.

Una città che scorre fluida nella facilità con cui la si attraversa, nella rapidità con cui sfrecciano le biciclette, nella normalità della vita quotidiana, nell'assenza di pretenziosità del modo di vestire e di comportarsi dei suoi abitanti, nella modalità in fondo rilassata di accettare un paesaggio urbano in buona parte industriale facendone un proprio tratto distintivo, nel vuoto dei grandi spazi che ancora permettono all'anima di respirare, nel pieno assorbimento di qualunque espressione originale di sé e di qualunque scelta personale.

Luogo simbolo della libertà che ne costituisce anche oggi la principale bandiera e attrattiva. Anche per questo si torna sempre con piacere in questa città.

3 commenti:

  1. perchè non mettere la foto della borsa che hai comprato?

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    1. Hai ragione, Susanna! Magari prossimamente! ;-)

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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